Emma Pollock - Watch the fireworks (2007) ;
Rimaniamo in tema di cantautrici. Dopo Sheryl Crow e Alanis Morissette, parliamo di questa nuova arrivata della scena pop-rock partendo dalle sue origini.
Scozzese di Glasgow, Emma Pollock è stata in passato chitarrista e vocalist della rock-band denominata Delgados, molto rinomata in patria ma ormai sciolta.
Il disco di debutto della Pollock in realtà è stato un parto molto lungo ed è stato anticipato da un paio di singoli quali Acid test e Adrenaline (ovviamente, totalmente passati sotto silenzio qui da noi...ma perchè mi stupisco ancora?) ma che l'hanno fatta apprezzare molto sia negli States che in Francia e Inghilterra.
La musica di Emma Pollock si può facilmente ricondurre ad un certo pop d'autore frammisto ad un rock leggero mai scontato o prevedibile.
Le undici tracce di questo disco danno un taglio netto al passato di vocalist dei Delgados, Emma pare decisamente più scanzonata rispetto ai suoi esordi e ciò incide molto positivamente sul disco perchè la limpidezza delle canzoni e la loro energia comunicano un senso di rilassatezza e tranquillità che difficilmente si riscontra in un qualsiasi altro cantautore.
Partiamo comunque dalla prima traccia, New land, una canzone che ha tutto il ritmo di un valzer carico e rivitalizzante che introduce benissimo nel nuovo groove della Pollock; la seconda traccia, Acid test, è uno dei piccoli gioiellini del disco. Introdotto da un giocoso riff di chitarra la canzone si sviluppa intorno ad un ritornello che pur senza essere scontato penetra subito nella testa e porta l'ascoltatore a fischiettarlo diverse volte al giorno (parlo per esperienza personale).
Ma quello che per me è il vero capolavoro del disco è Paper and glue, che parte con un delicato suono di pianoforte e prosegue cullando l'ascoltatore nel suo ritmo pacato ma coinvolgente.
La successiva Limbs è invece una ballata per pianoforte e chitarra che cala per qualche istante il ritmo del disco, fino ad ora abbastanza movimentato.
Arriva poi il turno del secondo singolo, Adrenaline, a mio giudizio una delle tracce più deboli del disco, ma che risulta comunque gradevole da ascoltare. Di tutt'altro tipo è invece la seguente If silence mean so much to you, scandito dal tocco martellante di chitarra, pianoforte e batteria che lo rendono un brano rapido ed originale.
Già a metà disco, si può iniziare a dare un giudizio parziale, che è senza dubbio positivo. Pur non essendo certo un genio compositivo, Emma Pollock ha una voce fresca e intrigante e le sue canzoni sono leggere e cristalline come un bicchiere d'acqua, inoltre l'album si ascolta praticamente tutto d'un fiato e non stanca neanche dopo ripetuti ascolti.
Anche You'll come around risulta avere un ritmo coivolgente ed incanzante e le restanti tracce, pur non essendo brillanti (eccezion fatta per Here comes the heartbreake) scivolano via dolcemente.
Insomma, il giudizio finale è molto positivo. Ci troviamo davanti ad una cantautrice con eccellenti potenzialità, una voce nuova e delle canzoni decisamente convincenti che raggiungono anche alte vette di lirismo (Paper and glue e Acid test). Forse, se proprio si vuole fare un rimprovero, alcuni arrangiamenti sanno di già sentito e una maggiore cura ai dettagli non potrebbe che giovare alla carriera futura di Emma Pollock che, ne siamo certi, sarà molto brillante se continua su questa strada.
Tracklist:
1. New Land
2. Acid Test
3. Paper And Glue
4. Limbs
5. Adrenaline
6. If Silence Means That Much To You
7. Fortune
8. You'll Come Around
9. This Rope's Getting Tighter
10. Here Comes the Heartbreak
11. Optimist
DarkElf81 ha canticchiato alle 22:29
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Alanis Morissette - Flavors of Entanglement (2008) ;
Il nuovo disco della più nota rocker canadese ha fatto discutere ancora prima della sua uscita. Già alla notizia che a produrre il disco sarebbe stato Guy Sigsworth (già produttore di Bjork), molti fan sono andati letteralmente in fibrillazione. Va anche detto però che già da parecchio tempo Alanis Morissette si diverte a contaminare il proprio sound con la musica elettronica e sonorità decisamente orientaleggianti ma la decisione di lasciare l'intera produzione a Sigsworth da' una netta svolta alla carattere della musica della Nostra.
Partiamo dal titolo, Flavors of Entanglement, letteralmente "Sapori di trappola" ma in realtà sta ad indicare una situazione da cui non si esce facilmente. Come da regola, Alanis attinge alla sua biografia per scrivere le liriche del disco senza escludere anche riferimenti apertissimi alla sua personale filosofia (basti pensare ad una frase attribuita a Ghandi, presente in Underneath: Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo). Parlando invece della musica, la prima traccia, Citizen of the Planet, lascia presagire un certo collegamento col rock più duro che caratterizzò l'ormai leggendario Jagged little pill, suo primo disco. Rock duro, potente ed aggressivo, con le chitarre che si muovono parallele alla voce di Alanis e la seguono senza però sovrapporsi. Un inizio davvero spumeggiante.
Poi si passa alla già stranota Underneath, un brano di facile ascolto nello stile più classico della Morissette degli ultimi dischi: insomma niente di particolarmente originale, tuttavia la canzone è gradevolissima all'ascolto.
Con la terza traccia, Straitjacket, arriva lo smacco: il suono di un sintetizzatore che diventa mano a mano più presente ed angosciante accompagna la prima strofa della canzone e quest'ultima si rivela infine essere un brano dalle tendenze decisamente dance (roba che forse persino Madonna avrebbe vergogna a cantare): un ritmo noioso e ripetuto all'infinito, suoni talmente elettrici da far venire la pelle d'oca, come quando qualcuno fa stridere del gesso sulla lavagna. Insomma, tutto l'affetto di chi scrive per la bella Alanis inizia a crollare come una torre di carte con questo brano.
Nè le cose si aggiustano molto con la seguente Versions of Violence. Di nuovo sintetizzatori e musica elettronica imperversano in ogni dove al punto da svilire persino la voce di solito brillante di Alanis. Il pezzo è in ogni modo di gran lunga più gradevole del precedente ma la sensazione di smacco rimane ancora estremamente reale e fino ad ora il disco non solo non incanta ma quasi infastidisce.
Finalmente, Not as we ci concede una pausa dal guazzabuglio cacofonico in cui ci eravamo stati trascinati: una dolce ballata al pianoforte che pur non brillando per originalità riesce comunque a far riprendere fiato a chi ascolta; peccato però che la pausa duri troppo poco e le seguenti In praise of the vulnerable man e Moratorium sono tormentose, con un ritmo decisamente monotono e che sanno pericolosamente di già sentito. il R&B peggiore si fonde col trip-hop con un risultato che il sottoscritto giudica estremamente deludente.
Di nuovo un'altra pausa dai rumori e dai pasticci elettronici con Torch, ennesima ballata acustica che però risulta praticamente la canzone più convincente del disco.
Preferisco evitare giudizi sulla seguente Giggling again for no reason e passo invece alla chiusura, Tapes (un ritmo lento e sincopato che profuma di dramma) e la dolceamara Incomplete che insieme riescono in corner a salvare dal disastro questo disco.
Il giuizio finale, insomma, è estremamente deludente soprattutto a causa delle nuove sonorità decisamente troppo elettroniche (dov'è finita quella bella fisarmonica che la Alanis sfoggiava appena se ne presentava l'occasione?) che non aggiungono decisamente niente di nuovo alla voce della Nostra la quale ne esce invece piutosto malridotta, non fosse che le già citate Torch e Not as we, riescono in qualche modo ad essere un'ancora di salvezza. Pur sapendo di andare decisamente controcorrente (fino ad oggi ho letto solo commenti positivi) chi vi scrive ribadisce l'opinione piuttosto negativa circa questo disco ed un certo rammarico considerando che il precedente So-called chaos, aveva invece colpito per potenza ed innovazione.
Tracklist:
01. Citizen Of The Planet
02. Underneath
03. Straitjacket
04. Versions Of Violence
05. Not As We
06. In Praise Of The Vulnerable Man
07. Moratorium
08. Torch
09. Giggle Again For No Reason
10. Tapes
11. Incomplete
DarkElf81 ha canticchiato alle 17:44
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categoria : rock
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Sheryl Crow - Detours (2008) ;
A tre anni dal suo ultimo disco, la country-singer più apprezzata del mondo ritorna con un disco che ci riporta alle origini della sua musica. Infatti questo “Detours” ha molte cose in comune con i primissimi dischi di Sheryl Crow, soprattutto con Tuesday Night Music Club, l’album che l’ha resa nota al grande pubblico e l’ha fatta apprezzare per le sue doti canore e compositive, non ultima la produzione affidata a Bill Bottrell, già produttore di Tuesday Night…La miscela tra pop, rock e musica country insomma viene riproposta con grande forza in questo Detours che non ci fa minimamente rimpiangere il precedente Wildflower, troppo scanzonato e privo di spessore.
Ma procediamo con ordine.
La traccia che da’ il titolo al disco è invece quanto di più country si possa trovare nel repertorio di Sheryl ed è piuttosto valida pur non brillando per originalità. Ma il vero tocco d’artista del disco, per il sottoscritto, è Diamond Ring dolcissima ballata da gustare guancia a guancia, che racconta di come un anello di diamanti possa distruggere una storia d’amore invece che consolidarla.
DarkElf81 ha canticchiato alle 13:58
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categoria : country, pop , cantautore/cantautrice
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Nuovo disco per Alanis Morissette ;
I fan del rock non possono non segnare sul calendario la data del 2 Giugno. L'esponente più conosciuta del rock canadese infatti, Alanis Morissette, ha infatti pronto per noi un nuovo disco che esordirà proprio in quella data. Il nome del disco sarà Flavors Of Entanglement (approssimativamente traducibile con: "Sapori di trappola"). Il disco conterrà 11 brani e già dagli inizi di Aprile è possibile ascoltare il primo singolo Underneath. Molte e strambe le voci che circolano intorno al nuovo lavoro della bella Alanis: un disco che con prende spunto dalla musica etnica e dal folk, senza tralasciare qualche sperimentalismo ardito. Dopo il successo del suo ultimo disco So-called chaos (che ho già recensito qui) siamo tutti molto impazienti di sapere se Alanis riuscirà a dare un'ulteriore stpina ad una carriera di per se brillante seppur non priva di macchie.
In più, la nosrta sarà in Italia per due concerti, il 22 Giugno all'Heineken Jammin' Festival di Venezia ed il 24 all'Auditorium di Roma. Di seguito vi riporto la tracklist dell'album in uscita e anche le date europee della tourneè che seguirà:
01. Citizen Of The Planet,
02. Underneath,
03. Straitjacket,
04. Versions Of Violence,
05. Not As We,
06. In Praise Of The Vulnerable Man,
07. Moratorium,
08. Torch,
09. Giggling Again For No Reason,
10. Tapes,
11. Incomplete
Tour:
31 mag 2008 Rock in Lisbon Lisbon, Portugal
1 giu 2008 PinkPop Landgraaf, Netherlands
5 giu 2008 Alte Opera Frankfurt
6 giu 2008 Zenith Paris
14 giu 2008 Rock Under The Bridge Middlefart
15 giu 2008 Norwegian Wood Festival Oslo
18 giu 2008 Carling Academy Birmingham
19 giu 2008 Carling Academy Brixton
22 giu 2008 Heinekin Festival Venice
24 giu 2008 Auditorium Rome
27 giu 2008 Rock in Rio Madrid Madrid, Spain
16 ago 2008 V Festival UK Hylands Park
17 ago 2008 V Festival UK Weston Park
DarkElf81 ha canticchiato alle 16:34
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categoria : news, rock
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Concerto del 1° Maggio - Primi nomi ;
Pur non apprezzando particolarmente i concerti del 1° Maggio (niente polemiche politiche, anzi..ma spesso la qualità di quella musica è quel che è...), iniziano a circolare i primi nomi sugli invitati che suoneranno e canteranno dal palco di Roma che vi segnalo per dovere di cronaca.
Subsonica
Elio e le Storie Tese
Caparezza
Afterhours
Irene Grandi
Baustelle
Après la Classe
Marlene Kuntz
Enzo Avitabile e Manu Dibango
Raiz
Sud Sound System
Tricarico
Bisca Zulu con Enrico Capuano.
Ad aprire la diretta della serata, per la prima volta ci sarà una All Star Jazz Band guidata da Stefano Di Battista e composta da Fabrizio Bosso, Greg Hutchinson, Roberto Gatto, Rita Marcotulli, Dario Rosciglione, Baptiste Trotignon, Julian Mazzariello e Giovanni Tommaso.In questa occasione i temi artistici saranno due: un omaggio ai 70 anni di Adriano Celentano e alle canzoni del '68.
Si parte alle 15.15 con l'Anteprima dedicata all'esibizione dei vincitori della Rassegna Primo Maggio Tutto l'Anno. La diretta proseguirà poi dalle 16 fino alle 24, interrotta solo dall'edizione del Tg3 delle 19 e delle 23.
Elio a parte, la qualità si riconferma terra terra. Non me ne vogliano gli amanti della musica "alternativa" italiana(virgolette fortemente volute e sarcastiche), ma credo che anche quest'anno salterò volentieri la diretta.
DarkElf81 ha canticchiato alle 21:29
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categoria : news, concerti
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Black Sabbath pt.3 - Dio e il declino (1980-2007) ;
Nel 1980, dopo due anni di silenzio, i Sabbath tornano in studio e registrano Heaven and Hell e l'effetto è esplosivo: milioni di copie vendute, commenti favorevolissimi dei critici e risposte entusiaste dei fan per la voce ed il carisma del nuovo frontman, Ronnie James Dio. In Gran bretagna, il disco arriva addirittura in Top 10 grazie a canzoni come Neon knights, Heaven and Hell e Die young. Il ritorno del malefico quartetto non poteva che essere più fortunato.
Tuttavia, il batterista William Ward è costretto a lasciare la band per motivi di salute e viene sostituito dal più che degno Vinnie Appice con il quale i Sabbath registrano il disco meglio riuscito dell'epoca Dio: Mob rules.
I Sabbath sembrano essere tornati agli antichi splendori e alle loro origni più oscure e macabre, a cominciare dalla copertina (che in realtà è una tavola presa a prestito dall'illustratore Greg Hildebrandt), passando per i riff indemoniati di Iommi e finendo con la voce ispirata di Dio. A sottolineare la grandezza di questo disco vi è il fatto che due delle 9 tracce sonos tate usate come colonna sonora per il film Heavy metal e in più Mob rules è la base per il primo live ufficiale dei Sabbath, Live evil.
Dio si afferma come vera e propria icona dell'hard-rock al punto che sarà lui a rivendicare l'invenzione del gesto delle corna come gesto "simbolo" del rock e del metal, prendendo spunto dagli scongiuri pronunciati dalla nonna, di origini siciliane. Tuttavia, quando Live Evil arriva sugli scaffali nel 1982, Dio ha già disertato i Sabbath portando con sè il batterista Applice per contrasti avvenuti con Tony Iommi poiché il leader dei Black Sabbath accusò il cantante di essersi recato in studio nelle ore notturne per alzare il volume della sua voce e lo definì un "piccolo Hitler".
Reintegrato Ward alla batteria, i Sabbath decidono di dare reclutare Ian Gillian, storica voce dei Deep Purple. Il contatto tra le due parti è rappresentato da un aneddoto alquanto bizzarro. Gillan raccontò di aver ricevuto una telefonata da Iommi che gli chiese di incontrarsi con lui per fare una chiacchierata. I due finirono con l'ubriacarsi e il giorno dopo Gillan, confuso e stordito, ricevette una telefonata dal suo manager il quale gli disse di incontrarsi con i Black Sabbath. Praticamente, Gillan fece questa scelta in pieno stato di ebbrezza e non ricordò nulla di tutto ciò.
Ad ogni modo i risultati non furono propriamente quelli sperati: Born again (1983) è una delle produzione più fiacche dei Sabbath degli anni '80: le canzoni hanno poca grinta, la voce di Gillian per quanto eccezionale risulta essere totalmente fuori contesto. Tuttavia il disco raggiunge la Top 10 in Inghilterra, ma non riesce ad andare oltre la Top 40 negli USA. Segue un lungo periodo di sbandamento quando Ian Gillian da forfait per riunirsi ai Deep Purple e anche il bassista Geezer Butler molla la barca, con la conseguenza che il disco successivo dei Sabbath, Seventh Star, vede Tony Iommi come principale comp
ositore e la qualità del disco risente dello stravolgimento della formazione. Il disco esce nel 1986 con Glenn Huges (altro ex Deep Purple) alla voce, Dave Spitz al basso e Eric Singer alla batteria; infatti il disco non è attribuito ai Sabbath bensì a "Black Sabbath featuring Tony Iommi".
Negli anni successivi la formazione cambia continuamente e Iommi ha serie difficoltà a stabilizzarla. Nell'87 esce un nuovo disco, The Eternal Idol con risultati modesti (per non dire totalmente deludenti) che non riesce a sfondare neanche la Top 100 statunitense e neanche il seguente Headless cross va meglio. E' il punto più basso mai toccato dalla carriera dei Sabbath.
Nel '92 Iommi riesce a ricostituire la line-up di Mob Rules reintegrando Dio, Appice e Geezer Buttler per Dehumanizer, album di ottima fattura ma che viene comunemente considerato il loro canto del cigno. Infatti, Dio e Appice lasciano nuovamente la band e Iommi e Buttler si trovano di nuovo costretti a impr
ovvisi e continui cambi di formazione. Seguono due dischi, Cross purposes e Forbidden che però non fanno altro che confermare che i Sabbath hanno ormai esaurito la loro vena creativa, definitivamente.
I 4 componenti fondatori (sbourne, Iommi, Buttler e Ward) si ritroveranno assieme solo per un secondo live ufficiale, Reunion, nel 1998.
Il 13 marzo del 2006 i Black Sabbath entrarono nella Rock and Roll Hall of Fame. Vennero introdotti dai Metallica, che suonarono anche due pezzi della band (Hole in the Sky e Iron Man).
A tutto il 2008, Forbidden rimane l'ultimo inedito pubblicato dai Sabbath sebbene la band sia ufficialmente ancora attiva, tanto più che ha partecipato al Gods of Metal 2007 sotto il nome di Heaven & Hell, con la stessa line-up di Mob Rules e Dehumanizer: Tony Iommi, Ronnie James Dio, Geezer Butler e Vinnie Appice. Le voci che vogliono Ozzy di nuovo con i Sabbath si inseguono praticamente anno dopo anno, ma fino ad ora si tratta soltanto di voci...
p.s. perdonate la lunghissima assenza....ma stavolta sono tornato^^
DarkElf81 ha canticchiato alle 01:04
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categoria : biografia, rock, metal
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Black Sabbath pt.2 - L'abbandono di Ozzy ;
Quando i Sabbath pubblicarono Paranoid, sempre nel 1970, il successo fu incredibile: il disco raggiunse il primo posto nelle classifiche inglesi e vinse 4 dischi di platino negli USA e 5 nel Regno Unito.
I Sabbath iniziarono ad avere una base di pubblico enorme, aiutati anche dai capolavori contenuti in quel disco, ormai diventati delle pietre miliari: Electric funeral, War Pigs e Iron Man.
Inoltre, per questo disco i Sabbath mettono un pò da parte le tematiche legate all'occulto concentrandosi anche su testi più "sentiti" ed impegnati, il che contribuisce ad alimentare sproporzionalmente il loro successo, sia in patria che fuori.
La loro fama dunque continua a crescere, anche col terzo album Masters of reality fino a giungere a Black Sabbath vol. 4, che segna il primo grande cambiamento nel sound dei Sabbath.
Oltre al rock duro e cattivo, si iniziano a riscontrare anche tendenze al rock progressivo e sinfonico, basti ascoltare la ballata Changes dove la voce di Ozzy è accompagnata solo da archi e violini. Ciononostante, l'aderenza al loro genere è sempre presente con un brano trascinante come Supernaut.
La tendenza al rock progressivo si fa più accentuata in Sabbath Bloody Sabbath del 1973, ma oltre a ciò i componenti dei Sabbath attraversano un periodo di crisi personale che li porta ad un uso ecessivo di droghe ed alcool. Lo steso Ozzy dichiarò in seguito che in quel periodo facevano uso di acidi almeno 2 volte al giorno. Il disco seguente, Sabotage, vede per la prima volta i fan ed i membri dei Sabbath dividersi: pur rimanendo un buon prodotto, il disco contiene brani più tendenti allo stile tradizionale ma anche pezzi estremamente sperimentali, come Supertzar ideato da Tony Iommy. Abbiamo da un lato Ozzy Osbourne che vorrebbe adottare un genere più tradizionale per il grande pubblico e dall'altro il chitarrista Iommy che ha una vera predilezione per gli sperimentalismi legati anche al rock-prog.
La crisi arriva al culmine con Technical Ecstasy e Never say die!; entrambi i dischi soffrono della compresenza tra sperimentalismi e hard-rock puro e semplice, e sempre di più i fan iniziano a sentirsi traditi delle loro aspettative.
In più tra i due dischi, per un anno Ozzy abbandona la formazione per problemi di ordine personale (l'eccessiva dipendenza da droghe, il divorzio dalla moglie) per poi rientrare nella band per registrare Never say die! uno dei dischi più controversi della carriera dei Sabbath. Molti puristi lo giudicano addirittura come il peggior disco della band, critica ingiusta perchè contiene dei capolavori come la canzone che da' nome al disco e l'elettronica Johnny Blade.
Tutto ciò porta all'allontanamento di Ozzy dai suoi compagni, ed i motivi ancora oggi non sono del tutto chiari: alcuni dicono per l'eccessivo uso di droghe, mal sopportato da Tony Iommy, altri ancora indicano nella futura moglie di Ozzy la causa principale dei suoi problemi con la band.
Un pò l'abbandono del carismatico leader, un pò la nascita del Trash-Metal (genere che gli stessi Sabbath hanno contrinuito a creare, tra l'altro...), i Black Sabbath iniziano un lento declino che li porta a vivere quel periodo un pò ai margini delle scene, a ciò va aggiunto che Ozzy era anche autore di molte delle loro canzoni più valide, così i Sabbath si ritrovano di colpo senza voce, senza un leader e senza un compositore. Dove trovare un sostituto che non facesse rimpingere ai fan il carisma e la voce di Ozzy e che sapesse anche comporre canzoni di un certo livello?
Come un raggio di sole che squarcia le nubi, i nostri mettono gli occhi un cantante di talento, già voce dei Rainbow e degli Elf. Il suo nome è Ronnie James Dio...
DarkElf81 ha canticchiato alle 16:33
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categoria : biografia, rock, metal
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Addio a Joe Zawinul ;
Anzitutto, perdonate il ritardo con cui mi ripresento qui a scrivere per voi musicofili, ma l'estate dell'Elfo Scuro è stata intensa e talmente bella che ho voluto ritardare il ritorno alla routine il più possibile.
Prima di ricominciare a parlare dei Sabbath, va detto che questa estate 2007 ci ha protato via due grandissimi artisti: il primo è Luciano Pavarotti, la voce dell'Italia nel mondo, un uomo dal grande talento e dalla grande umanità. Non sprecherò parole per questo personaggio, immagino che dai vari tg e giornali abbiate sentito anche troppo.
L'altro è Joe Zawinul, fondatore dei Weather Report e uno dei più grandi pianisti e tastieristi che la storia abbia conosciuto.
Zawinul si è spento all'eta di 75 anni in un ospedale di Vienna in seguito ad un tumore, che non gli impediva però di continuare a suonare per il mondo, basti pensare che a Luglio era in tourneè proprio qui da noi.
Zawinul divenne celebre fondando nel 1970 i Weather Report, formazione jazz-rock che vide passare tra le sue fila la crema del jazz-rock, autentici geni come Wayne Shorter, Miroslav Vitous, l'indimentiacto genio del basso Jaco Pastorius e Peter Erskine. In seguito fondò lo Zawinul Syndicate, con cui si e' esibito in giro per il mondo, spesso in Italia. Nel corso della sua carriera, il pianista austriaco ha suonato con alcuni grandi della musica del XX secolo, tra cui Miles Davis, contribuendo a definire lo stile del jazz-fusion. Dal 2004 Joe Zawinul era proprietario di un club jazz a Vienna, il Birdland, mecca degli appassionati del jazz-fusion.
Fonte: http://www.musicalnews.com
DarkElf81 ha canticchiato alle 15:23
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categoria : news, jazz
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Chiuso per ferie ;
Anche l'Elfo Scuro va in vacanza. Ci vedremo a fine agosto con il resto della biografia dei Sabbath.
Buone vacanze a tutti e ascoltate tanta musica mentre siete via^^
DarkElf81 ha canticchiato alle 23:23
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categoria : off topic
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Black Sabbath (pt. 1) - Le origini ;
Chi non ha mai sentito nominare i Black Sabbath ed Ozzy Osbourne, due delle icone dell'hard rock contemporaneo?
Tuttavia, pochi conoscono davvero questa band e l'influenza che ha avuto sulla storia del rock. I diabolici riff di Tony Iommy, la voce stridula e indemoniata di Ozzy hanno definitivamente dato un nuovo volto al rock e dato il via alla rivoluzione heavy metal. Insieme ai Deep Purple ed ai Led Zeppelin, i Sabbath vengono indicati come gli antenati del metal come oggi lo conosciamo, definizione che calza perfettamente con quella di "Padrino dell'heavy metal" coniata per il chitarrista dei Sabbath, Tony Iommy.
Ma proseguiamo con ordine, partendo dagli inizi.
Inglesissimi di origini, i fondatori storici dei Sabbath sono John "Ozzy" Osbourne (voce), Anthony "Tony" Iommy (chitarra), William "Bill" Ward (batteria) ed il bassista Terence "Geezler" Butler. Nessuno direbbe che nel lontano 1966 questi 4 ragazzi, che sarebbero poi diventati lo stereotipo della metal-band per eccellenza, hanno iniziato col nome di Polka Tulk Blues Band dedicandosi principalmente a generi quali il blues ed il folk; eppure quando i 4 si incontrarono per la prima volta in un pub ad Aston (vicino Birmingham) insieme ad altri due musicisti per fondare questa band, pochi avrebbero scommesso sulle loro potenzialità. Solo quando rimasero in 4 e cambiarono nome in Earth iniziò quel lento processo di trasformazione che portò i nostri alla scalata verso l'Olimpo dell'hard-rock.
Inizialmente, il gruppo si occupava prevalentemente di cover di Jimi Hendrix, dei Beatles e dei Cream, suonando nei locali della zona, ma tutto cambiò il giorno in cui Geezer Butler si presentò ai compagni con una canzone da lui composta intitolata Black Sabbath, ispirata ad un film di Mario Bava, I tre volti del terrore (tradotta in inglese col nome, appunto, di "Black Sabbath").
Oltre a ciò, la leggenda vuole che in uscita da un cinema dove si proiettava un film horror, Ozzy Osbourne abbia detto proprio a Butler: "Se la gente paga per vedere un film che spaventa, perchè non dovrebbe funzionare anche con una musicas che spaventa?". Difficile dire se questo aneddoto sia vero, fatto sta che la trasformazione da Earth a Black Sabbath fu uno di quei casi che cambiano per sempre la faccia della musica.
Il 13 Febbraio del 1970, vede la luce il loro primo album omonimo che raccoglie subito un enorme successo di vendita (8° posto nelle classifiche di vendita britanniche), grazie anche successi quali la già citata Black Sabbath, NIB e The Wizard.
Ma cosa avevano di diverso quei 4 rustici ragazzi di Birmingham rispetto a veterani del genere quali Led Zeppelin e Deep Purple? Le tonalità cupe, i riff di chitarra diabolici e spaventosi di Tony Iommy, uniti alla voce appassionata e sofferta di Ozzy Osbourne donavano al disco una sonorità mai sentita prima.
Le tematiche in particolar modo erano una vera e propria novità per l'epoca e suscitarono anche un certo scalpore: testi di magia nera, esoterismo, preghiere occulte, riti magici ed invocazioni demoniache sono il pane quotidiano di cui si cibavano i Black Sabbath in quegli anni; basti pensare a NIB, sigla per Nativity in Black (Natività in Nero) oppure a certi versi della prima traccia ("La forma nera dagli occhi di fuoco/che racconta alla gente dei loro desideri").
Certo, anche gli Zeppelin ed i Doors avevano citato in maniera più o meno esplicita il DIavolo nelle loro composizioni, ma nessuno come i Black Sabbath aveva fatto di questo argomento il loro punto nevralgico, attorno a cui ruotano non solo i testi ma anche la musica.
Inoltre, per la serie "grandi coincidenze che cambiano il mondo", la più grande innovazione che i Sababth hanno portato al rock è dovuta ad un incredibile caso: il chitarrista Tony Iommy, a causa di un incidente di fabbrica molti anni addietro, perse le falangi superiori del medio e dell'anulare della mano destra (era mancino, per la cronaca); di conseguenza, per poter meglio premere le corde della sua chitarra decise di allentarle, accordandole un tono e mezzo più basso; anche Butler seguì il suo esempio per meglio incastrare il basso nelle ritmiche di chitarra e fu così che nacque il cosidetto downtuning che caratterizza tutto il rock e metal moderno, ovvero l'accordare lo strumento diversi toni più in basso del normale per ottenere un suono molto più cupo e teneboroso.
L'epopea dei Black Sabbath ha dunque inizio e continuerà per tutti gli anni 70, 80 e arrivando fino alle soglie del nuovo millennio...
p.s. Questo post è dedicato a quel grandissimo coglionazzo del Zeppieri, senza il quale non avrei apprezzato i Sabbath come li apprezzo oggi^^ (si ma non montarti la testa...tu resti comunque la tomba dell'eclettismo musicale! Bwahahahahah)
DarkElf81 ha canticchiato alle 14:35
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categoria : biografia, rock, metal
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